#11 Giulia Tosti, tre inediti

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Per la rubrica Versi inediti

© Giulia Tosti

Rana e delfino

Fior di loto,
il viso tuo in mare
aleggiava sull’acqua
che salina baciavo,
attraverso le tue labbra.
Io sparpagliata
come foglie d’edera
attendevo sul ciglio,
-come un pescatore all’alba-
il corpo tuo
cadere nella mia rete
per rampicarmi su di te
e rivestire la tua pelle.

Nebuloso il resto
persino il cielo
di solito ingombrante
imbarazzante, quasi invadente
calava altresì all’orizzonte
dei tuoi occhi notturni.
Noi, pendoli sperduti,
la corrente ci trasportava
come il vento le foglie,
ma come le onde con gli scogli
i nostri corpi solidi
spostavano gli insoliti
confini del mare,
oramai per sempre mutati.

Vedevo l’erranza del pensier tuo
acquietarsi
nel rimpatrio della risacca.
Io, attonita, sfioravo l’onda
che sapeva toccarti
senza mai sformarti.
Amarti in acqua
è stato abbracciare
tutto il tuo movimento,
scordare che esista un tormento.
Ricordo il rigoglio
del volto tuo
ridente tra le mie mani.
Ricordo amore mio,
di aver visto
il nostro domani.

Via L. Bissolati

Anche a me è parso di cadere
insieme al tappeto color cenere
dal quarto piano di un palazzo a Mestre
dal bagno, di saltare giù con lui mi è parso
maldestre, dalle mie stesse mani, mentre
sbadata dislocavo la sporcizia, la pudicizia
di non volermi tutta nemmeno io.
Alla fine con una stretta precaria
con le mani a mezz’aria
altro niente ha sostituito il niente
dentro la mia bolla metifica d’aria
ove staziono da un po’ dal quarto piano,
in apnea.
Ho contato: uno due tre
e il rumore del cadere
mi ha ricordato il sasso che salta sull’acqua
uno due tre, mi ha ricordato il sasso
che sempre al terzo salto cade pesante sott’acqua.
Risoluzione però questa niente male
che poi su quel che resta a guardare
si calcifica nuova polvere, solo da respirare.

Lava

“Che cosa resta”
mi son chiesta
fino a poco fa.
Questo cielo sicuramente
nel cuore
che dondola e non sa
che emozione vivere al suo cospetto è
che onore
guardare quel rossore
e sentire in sé la verità
che multiforme scorre
e non aspetta
e muta senza avvertire
per poi svanire
senza nemmeno dire
a me e a nessuno
dov’è che va.

Giulia Tosti ha conseguito la laurea in Sviluppo e cooperazione internazionale a Bologna e attualmente studia Governance delle Organizzazioni Pubbliche a Venezia. Di sé dice: «Scrivo poesie quando la matita si è spuntata, la parete smussata e la vita mi pare un ponte dismesso. Oltre a questo amo l’arte in ogni sua forma e la letteratura.»

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